Pensiero e vibrazione sono alla base di tutto l’esistente, e questo vale anche per i nostri amati tatuaggi, che dunque porteranno sempre con noi il loro concetto, la loro vibrazione.
E’ attraverso le parole di Federica, che voglio condividere con voi una delle esperienze più entusiasmanti che mi siano capitate, figlia della
trasmutazione del pensiero da negativo a positivo, dello sguardo che dal passato volge al futuro, di un approccio proattivo piuttosto che reattivo.

-“Ho avuto la fortuna di conoscere Mirko 5 anni fa, attraverso i suoi quadri e ho voluto da subito che fosse quella mente, quella mano a tatuarmi.
Una telefonata velocissima, entusiasta da subito, la ricordiamo entrambi quella gioia condivisa, quell’intesa insperata e immediata.
Pochi giorni dopo ero lì a raccontargli di me, del dolore degli anni trascorsi, delle spalle cariche sotto le responsabilità e di quella strana attitudine al colore che, nonostante tutto, non mi mollava: i campi di grano e papaveri, i girasoli impazziti di luce, la parola coraggio da disegnarmi sul corpo per non dimenticare mai cosa ho superato, chi sono e perché.
E lì dove io vedevo un mondo nero e sfatto, Mirko ha visto colore, voli decisi e una buona strada: aveva già capito tutto.
È stato lui a trasformare quel mondo nero in un ricordo secondario, sovrastato dal colore, dal volo di uno spirito buono, sempre più lontano dal buio.
 All’epoca non sapevamo come, ma una cosa era certa per entrambi:
ce l’avrei fatta.
E ce l’ho fatta, ma non posso neanche dirvi quante volte ho guardato il mio braccio in cerca di me e mi son trovata sempre lì, tra il rosso e il giallo, il verde e l’azzurro a sorprendermi in un sorriso riflesso.


In questi cinque anni è cambiato quasi tutto, son successe cose inimmaginabili sulle quali non avrei scommesso nulla ma la costante è stata sempre una: il colore.
Inconsapevolmente, ho imboccato una strada che mi ha portata ad esprimermi al meglio, frutto di un ascolto molto intimo, è arrivata nella mia vita la grande arte dell’origami, è nata così Orimusha, questa donna-gatta che piega origami ed è schifosamente felice.
 Questa pratica meravigliosa, modellandomi da dentro, mi ha permesso d’avere una visione più chiara di tutto ciò che era accaduto.
 Come nel tatuaggio, che arriva fino alla scapola sinistra, lontano dal buio, volano liberi i miei uccellini origami… una casualità?
Per la legge dei grandi numeri trattasi di rarità, per quella del mondo quasi un’impossibilità, per me la meraviglia assoluta.

 Per portare in giro con me per sempre Orimusha, dopo 5 anni sono tornata a Crispiano: volevo che a ritrarla fosse il primo che l’ha intravista, Mirko!

Un grande abbraccio dal tuo arcobaleno di fiducia.”

Federica voleva tatuarsi il mondo da cui voleva fuggire,
insieme concepimmo il mondo verso cui voleva andare.

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Mirko Pugliese

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