Il tatuaggio, non come fine, ma come strumento per rivelare la nostra autenticità.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto c’un marmo solo in sé non circonscriva col suo superchio, e solo a quello arriva la man che ubbidisce all’intelletto.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti sosteneva che l’opera d’arte fosse già contenuta nel blocco di marmo. Il suo lavoro consisteva nel  togliere il superfluo che imprigionava la statua, attraverso la manualità che era, al contempo, un processo d’intelletto e spirito. Il suo obbiettivo, come da buon alchimista, era quello di  liberare l’anima dalla materia grezza, per riportala in luce in tutta la sua purezza.

Anche per noi funziona allo stesso modo. Ogni cosa è già qui anche se non si vede. L’opera d’arte è già dentro di noi, c’è già tutta: noi non dobbiamo far altro che procurarci gli strumenti per manifestarla. 

Il mio concetto di tattoo artist e di tatuaggio, sposa a pieno la filosofia michelangiolesca dell’opera liberata più che “inventata”.
Intendo il tatuaggio come strumento a servizio dell’atto creativo, e non come fine ultimo.
Intendo la figura del tattoo artist come un compagno di viaggio interiore, e non come “il mago di Oz”.
Il “Tatuaggio giusto”, se pur in stato embrionale, è già presente dentro di noi, va solo ripulito del superfluo, del giudizio, dall’approccio esageratamente logico, dal concetto passeggero e modaiolo di bello o brutto. Come in un processo di distillazione, ne va estratta l’essenza, l’emozione, l’intenzione.
Ciò non esula dal senso estetico che è sicuramente di altrettanta importanza nella costruzione di un tatuaggio, dico solo che non si può confondere il mezzo col fine, che non si può “partire dalla fine”.

L’opera, se pur in forma astratta, è nel seme, li è contenuto tutto ciò che serve. Una buona terra, la giusta acqua e la cura faranno il resto, come il disegno, il gusto estetico, la scelta del miglior posizionamento sul corpo, il tatuaggio, diventeranno il mezzo per tradurre e manifestare le nostre emozioni. Una gradevole conseguenza di un percorso fatto insieme, di un processo creativo coerente e consapevole, ritmico e armonioso, come direbbe il Buonarroti appunto “di liberazione dell’opera”, che è già presente in noi.


Benvenuti in Atelier dunque.
Mettetevi comodi, chiudete gli occhi e osservate, ascoltate…
E’ li che aspetta solo voi, che attende d’esser accolta e rivelata,
la vostra essenza, la vostra autenticità, il sigillo unico, l’opera ideale.

Mirko Pugliese

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